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Documento di trasporto (DDT): quando serve e come si compila

9 set 2026 · 5 min di lettura

Chi consegna materiale in cantiere — serramenti, pavimenti, infissi, sanitari — prima o poi si trova davanti al documento di trasporto, il DDT. Non è un obbligo per tutti, ma quando serve va fatto bene e va fatto prima che la merce parta.

Questa guida spiega quando il DDT è necessario, cosa deve contenere e come si compila. Per i casi limite — soprattutto fattura differita e presunzione di cessione — la conferma la dà il commercialista.

Cos'è il documento di trasporto (DDT)?

Il DDT è il documento che accompagna una consegna di beni da un luogo a un altro e ne prova la data. È stato introdotto dal D.P.R. 472 del 1996, che insieme al D.P.R. 696/1996 ha sostituito la vecchia "bolla di accompagnamento".

Serve a due cose:

  • provare che quei beni si sono spostati in una certa data, superando la cosiddetta presunzione di cessione e di acquisto (i beni che escono dalla tua sede si presumono venduti, quelli che entrano si presumono comprati, salvo prova contraria);
  • permettere la fattura differita: se la merce viaggia con un DDT, puoi emettere un'unica fattura riepilogativa entro il 15 del mese successivo, invece di una fattura immediata per ogni consegna.

Quando serve il DDT?

Il DDT non è obbligatorio in assoluto. Serve quando movimenti dei beni e vuoi (o devi):

  • consegnare la merce ora e fatturare dopo (fattura differita);
  • spostare materiale tra magazzini o verso un cantiere senza vendita immediata (conto lavorazione, conto visione, trasferimento);
  • documentare un reso o una sostituzione in garanzia;
  • avere una prova di consegna firmata dal cliente.

Chi fa solo manodopera, o fattura materiali e posa insieme come un'unica prestazione senza un trasporto di merci a sé stante, di norma non emette un DDT: fa il preventivo, poi la fattura (vedi come fare un preventivo).

Cosa deve contenere il DDT?

Il D.P.R. 472/1996 fissa gli elementi obbligatori:

  • data della consegna o della spedizione;
  • generalità del cedente (tu), del cessionario (il cliente) e dell'eventuale incaricato del trasporto;
  • descrizione della natura, qualità e quantità dei beni;
  • numero progressivo annuo.

Nella pratica si aggiungono quasi sempre anche:

  • causale del trasporto (vendita, reso, conto lavorazione, conto visione, trasferimento a cantiere…);
  • luogo di destinazione, se diverso dalla sede del cliente;
  • aspetto esteriore dei beni (colli, bancali, a vista), numero dei colli, peso;
  • porto: franco (trasporto a carico di chi spedisce) o assegnato (a carico di chi riceve);
  • data e ora di inizio trasporto, dati del vettore;
  • spazio per la firma di chi consegna e di chi riceve per ricevuta.

Con o senza prezzi? Il DDT "non valorizzato"

I prezzi non sono un elemento obbligatorio. La maggior parte degli artigiani emette un DDT non valorizzato: solo descrizione, quantità e unità di misura dei beni. Il valore economico sta nel preventivo e poi nella fattura, non nella bolla che viaggia sul furgone.

Un DDT valorizzato (con i prezzi) si usa in casi particolari, per esempio quando serve indicare il valore della merce ai fini assicurativi durante il trasporto.

DDT e fattura differita

È il motivo per cui la maggior parte degli artigiani conserva i DDT. La regola: se la consegna è accompagnata da un DDT, la fattura relativa a quelle consegne può essere una sola, riepilogativa, emessa entro il 15 del mese successivo a quello della consegna.

Esempio: consegni serramenti il 3, il 12 e il 20 settembre con tre DDT; il 10 ottobre emetti una fattura che li richiama tutti. Nella fattura elettronica i DDT vengono citati nell'apposito blocco DatiDDT (numero e data). Come funziona la fattura elettronica e il passaggio dallo SdI è spiegato in fattura elettronica per artigiani; sul ciclo anticipo e saldo c'è fattura di acconto e saldo.

Se non usi la fattura differita e fatturi ogni lavoro subito, il DDT ti serve comunque per la prova di consegna e per la presunzione di cessione — ma non hai il vincolo del 15 del mese.

Come si compila, e quante copie servono

  1. Prima che la merce parta, compili il DDT con cedente, cessionario, causale, descrizione e quantità dei beni.
  2. Assegni il numero progressivo (una serie tua, per anno: DDT-2026-0001, 0002…).
  3. Indichi luogo di destinazione, dati del trasporto (chi trasporta, quando) ed eventuali colli e peso.
  4. Stampi il documento. La prassi è due o tre copie: una resta al destinatario, una torna a te firmata per ricevuta, l'eventuale terza va al vettore.
  5. Conservi la tua copia insieme ai documenti contabili. Se la usi per la fattura differita, la richiami in fattura.

Non c'è un numero di copie fissato dalla legge: quello che conta è avere la tua copia con la firma di chi ha ricevuto la merce.

Come aiuta JobFlow

JobFlow ha il documento di trasporto integrato. Scegli il cliente, inserisci le voci (descrizione, quantità, unità di misura — senza prezzi), i dati del trasporto e la causale; JobFlow assegna la numerazione progressiva DDT-2026-0001 e genera il PDF pronto da stampare, con il riquadro dei dati di trasporto e gli spazi per la firma di chi consegna e di chi riceve. Il DDT si crea in autonomia, non deve partire per forza da un preventivo.

In sintesi

  • Il DDT accompagna una consegna di beni e ne prova la data; lo compili prima che la merce parta.
  • Non è obbligatorio per tutti: serve se movimenti merce, se vuoi la fattura differita (una fattura entro il 15 del mese successivo) o se ti serve una prova di consegna.
  • Obbligatori: cedente, cessionario, descrizione e quantità dei beni, data, numero progressivo. I prezzi no: il DDT "non valorizzato" è la norma.
  • Chi fa solo manodopera, o fattura tutto subito come prestazione unica, di solito non emette DDT.
  • Per fattura differita e presunzione di cessione nel tuo caso concreto, senti il commercialista.

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